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L’esperienza mistica delle birre acide e fermentazione spontanea

by 23/04/2013 0 comments

332_1044360065752_4787_nEbbene sì, nonostante qualche rapido ed indeciso assaggio nel corso degli anni, ieri sera al corso ADB Lazio è stata la volta delle birre a fermentazione spontanea e delle birre acide. Relatore Paolo Mazzola e potrei concludere così il mio post, ma non lo faccio e anzi aggiungo il supporto di Mauro Pellegrini con aneddoti di viaggi brasscoli .
La serata ha preso il via con delle complete descrizioni delle West Flanders Red e delle East Flanders Ale stili che, detto sinceramente, avevo solo sfiorato.
Ogni descrizione era arricchita con aneddoti personali, storielle sui produttori, una passione tale da parte di Paolo chi già mi stava rinconciliando in parte con questo mondo che cercavo di tenere lontano fino a un mesetto fa. Il solo fatto di scoprire che le Red Flanders Ale hanno un’attenuazione del 98% mi ha fatto sbavare e non poco così come le informazioni più tecniche sulla produzione come le temperatue di fermentazione e maturazione.
E via con la prima degustazione: Duchesse de Bourgogne, una Flanders Red Ale che mi è piaciuta, esperienza sicuramente da ripetere. Una birra che si presenta di un color rosso bruno, con schiuma  non abbondante ma persistente. Al naso, non ho preso appunti ma vado a memoria, al primo impatto la nota acetica predomina ma con attenzione si possono scorgere delle importanti note fruttate di amarena sotto spirito e prugna matura e sherry sentori che poi si ritrovano anche in bocca.

Poi è stata la volta delle East Flanders Brown, meno attenuate e amare delle prime, birre che generalmente non vengono maturate in botti di legno ma in acciaio a temperature più alte delle prime. Il mancato passaggio in botte toglie forse tutta quella complessità trovata nella prima degustazione ma non si pensi che sia un prodotto banale.
Quello che fino a ieri per me era acido e basta ha inziato ad assumere una connotazione diversa, essere guidato fino a distinguere l’acetico  e il lattico all’inizio non è facile ma con l’impegno e taaaaanto tanto studio si può tutto.

In un attimo approcciamo ad uno dei produttori mitologci del Belgio, uno di quelli che anche se non ami ti costringono all’inchino e alla devozione specialmente se hai avuto modo di far visita al birrificio come ho fatto io nel lontano 2006. Devo ammettere che ho visto le prime facce devastate dagli acidi, quelli della birra è chiaro. Una serata sicuramente impegnativa che in qualcuno avrà lasciato un segno indelebile. Difficile per molti riuscire a cogliere l’aspetto fruttato, il sentore ammandorlato apportato dai noccioli delle ciliege usate in fermentazione ma vi giuro che c’è. In questo caso abbiamo aggiunto un ulteriore tassello alla categoria acido: il citrico.

La batosta è arrivata con la Oude Geuze  di 3 Fonteinen che alcuni forse non sono riusciti nemmeno a mandare giù.

Come lascia intuire il mio titolo si è trattata di una vera e propria esperienza mistica, nell’accezione positive del termine, che deve necessariamente avere un seguito per me per continuare a conoscere ed apprezzare prodotti di nicchia di una complessità senza eguali.

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